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Storie di Sardegna: Friorosa e il miracolo della fonte di Isili

Ci sono tante storie sarde che non sono valorizzate, per questo motivo abbiamo deciso di pubblicarne qualcuna.

Ecco la storia di Friorosa e il miracolo della fonte di Isili.

Si narra che molto tempo fa a Isili vivesse un pastore di Isili avesse tre figlie, due delle quali godevano di una salute di ferro ed erano molto belle.La più piccola era sempre ammalata per questo motivo la chiamavano Friorosa, ( in sardo infreddolita).

Ogni cosa che faceva era faticosa e lei ne risentiva molto perché sapeva bene che una mano in più avrebbe aiutato la famiglia. Con il pastore e le tre ragazze viveva anche un loro giovane parente, di bell’aspetto e dal carattere gioviale. Le figlie maggiori lo circondavano di tante attenzioni e per questo motivo anche Friorosa decise un giorno di non essere da meno: cercò di lavargli una camicia ma, una volta toccata l’acqua gelata del pozzo, le mani le divennero livide e non riuscì a muovere le dita per ore e ore.

Un altro giorno Friorosa provò ad accarezzare il viso del giovane ma questi provò un forte brivido di freddo e lei scappò via imbarazzata e addolorata

Un bel giorno d’estate Friorosa decise di andare con la propria famiglia  in gita vicino alla chiesetta di San Sebastiano, dove c’era una fonte d’acqua. Partirono in grande allegria ma dopo ore di cammino , non riuscirono a trovare la fonte, e neppure la chiesetta campestre.

Friorosa ad un certo punto non riuscì più a camminare e  disse loro: “Andate a cercare un ruscello al quale attingere l’acqua. Io vi aspetterò qui: sono esausta”. I familiari andarono in cerca di acqua e lei nel mentre si  sedette accanto a un grande masso di granito e, dispiaciuta per ciò che stava accadendo, pregò Dio di tramutarla in una fonte d’acqua: “Sono fredda come la neve, rendimi utile almeno stavolta. Signore, fai che possa sciogliermi e tramutarmi in acqua, così potranno dissetarsi”.

Il miracolo si compì e quando i familiari tornarono sfiniti alla roccia, trovarono una fonte che prima non avevano veduto ma, quando cercarono Friorosa, non la trovarono.

Ancora oggi, c’è chi è disposto a giurare che, nelle campagne di Isili, da qualche parte ci sia una fonte di acqua sovrastata da un masso di granito.

 

 

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Bene vadada o male Fatada. Le abitanti delle Domus De Janas: Alcune storie tramandate dai nostri nonni sulle Janas

Ebbene si, le Janas sono ricordate per essere delle piccole creature fantastiche dalla minuscola statura  magiche abitanti nelle tombe prenuragiche scavate nelle rocce. Le Janas sono chiamate in modo diverso a seconda del paese: a Perdas de Fogu mergianas, a Isili margianas, in Barbagia con quello di bírghines e, nel territorio sassarese e tempiese, si chiamano per lo più li faddi.

In Sardegna sono tante le leggende sulle janas e non sempre queste figure mitiche vengono descritte come fate ma bensì come delle streghe o addirittura come delle maghe.

La loro vita secondo molti  trascorrerebbe  in gran parte a filare il lino, a tessere su telai d’oro e a cucire stoffe preziose che trapuntano con fili d’oro e d’argento.
Invece quando è luna piena stendono i panni sui prati ad asciugare.
A Cabras si narra che , quando c’era la luna, scendevano dalle montagne a chiedere il lievito per fare il pane. Era l’unico modo per far lievitare il loro pane perchè si dice che” il lievito che vede la luna, e quello delle janas lo vedeva, non può lievitare”.
La notte scendono nelle case degli uomini, si accostano alle culle e a volte cambiano l’intensità della loro luce, è così che  stabiliscono il destino del bambino, nessuno sa come decidano se un bambino sarà fortunato o meno.

Difatti è per questo motivo che ancora oggi quando si incontra una persona fortunata si dice che e bene vadada, di quella sfortunata, invece, si mormora che è sicuramente mala vadada. Come già accennato sopra non esistono solo le Janas buone ma anche quelle cattive chiamate: mala jana, queste sono cattive con chi le vuole truffare. Paese che vai legenda che trovi.. scopriamone alcune:

 

A Monte Mannai, Una janas ballava felice con gli uomini, ballava su ballu tundu al suono delle launeddas, passava di ballerino in ballerino, sempre più velocemente finchè  non sentì la voce delle sue compagne cantare:

Sos buttones ti chirca. (I bottoni cerca)
Chircadi sos buttones. (Cercati i bottoni)

Tutto si fermò , la janas  si guardo il corpetto e vide che le avevano rubato i preziosi bottoni di filigrana.
Da quel giorno non si videro più fate in quella zona, andarono via offese e amareggiate dall’avidità e dalla malizia degli uomini.

Un’altra storia che avevamo sentito è ambientata a Trexenta.Si narra che proprio nel  Monte Nuxi risiedesse una  Janas dotata di una voce stupenda.

Come ogni Janas  lavorava sempre al suo telaio in oro massiccio, nella sua dimora costruita fra le rocce del monte. Si diceva che la sua voce, nei giorni ventosi, si diffondesse per le strade dei paesi limitrofi e avesse un effetto alquanto particolare, ossia stimolasse l’avidità dei loro abitanti, richiamati dal notevole valore del telaio.

Una notte con l’intendo di rubare quel prezioso tesoro, un gruppo di persone si recò nella casa della fata e, mentre dormiva, calò delle funi per trasportare il telaio. Ma l’impresa fallì. Così, dopo l’ennesimo e vano tentativo, le corde si spezzarono e il telaio cadde nel centro del Monte Nuxi.

Da quel momento, non si è più udito il bellissimo canto della Janas e non si è più avuta notizia di quel telaio tanto ambito. La Janas dal dispiacere si dice che si fosse  trasformata in pietra.
Un’ altra storia racconta di un gruppo di Janas che tessevano  gli scialli e i corpetti con fili d’oro e d’argento. Esse, prima che albeggiasse, si mettevano a cucire, e all’imbrunire andavano a spargere le tele sopra le rocce.

Una sera mentre una di queste Janas andò a spargere gli scialli e i corpetti sulle rocce, vide passare  passò un uomo a cavallo, che vide quelle belle tele e, svelto come un lampo, ne rubò una. Ma la janas, che lo vide prima lo inseguì e si aggrappò alla coda del cavallo, gridando:
–         Ridammi lo scialle, brutto ladro!
Allora l’uomo rispose:
–         Ma che cosa vuoi, zanzarina? Ti dò un colpo che ti schiaccia!
Ma la jana,  per quanto piccola,  riuscì a farlo cadere in un burrone, con tutto il cavallo, tanto lo infastidì torcendogli la coda.

 

Ecco alcune delle storie che abbiamo letto, condividila nei tuoi social e fai scoprire alcune delle nostre fiabe sarde!