viaggi e avventure

I nuraghi sommersi sotto il Lago del Cuga

Chi l’ avrebbe mai detto che al Lago di Cuga si possono “pescare nuraghi?”

Ma partiamo dalle basi..Chi conosce la diga del Cuga?

La diga del Cuga è uno sbarramento artificiale situato nel territorio di Uri. La diga,  fu edificata tra il 1956 e il 1974  su progetto degli ingegneri Giuseppe Sapienza ,Velio Princivalle e Samuele Paolo Algranati. Questo lago dista soli 20 minuti da Alghero ed è capace di regalare forti emozioni a ogni suo visitatore!28279667_1838378496237492_2729372401446944768_o

Lo stesso posto dove prima si poteva fare canoa ora è diventato una distesa di terra bruciata ma la cosa bella è che l’acqua, prosciugandosi, ha riportato alla luce resti di nuraghi normalmente sommersi.

Il nuraghe Chesseddu  qualche anno fa era completamente sommerso e quindi non visibile. Parzialmente sommerso era anche  il Nuraghe Alzola Sa Cudina, un nuraghe monotorre che nei periodi di massimo invaso affiorava appena dalle acque. Parzialmente sommerso risultava anche il Nuraghe Pigalvedda,anche questo interamente sommerso nei periodi di massimo invaso. Lo stesso destino vale anche per il nuraghe Peppe Gallu. Quanti nuraghi aspettano ancora di essere conosciuti?  Ci ha stupito sapere dalle persone del luogo che prima della costruzione della diga, la chiesa di San Leonardo è stata interamente smontata e poi ricostruita più a monte per poter essere preservata.

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Ora, causa siccità alcuni sono ben visibili e diversi nostri follower ci hanno fatto conoscere questa bellezza!

A proposito, ringraziamo Gabriele Foddis per le foto!

La Sardegna è anche questo, scoprire posti che non conoscevamo e riuscire a farli conoscere a più persone per poterli preservare.. chissà per ancora quanto tempo si potranno ammirare prima del rinvaso e quindi la sommersione di queste bellezze!

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Fai conoscere la storia di questi Nuraghi Nascosti, condividi questo articolo su Facebook!

-SosBattorMoros-

 

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Quanti nomi può avere la mantide religiosa in Sardegna ?

Ormai è diventato un vero e proprio kult nella pagine di Sosbattormoros interagire con i nostri follower e scoprire i nomi degli animali.

Voi come la chiamate la mantide religiosa?

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Ecco la domanda che ci hanno posto i nostri followers.
Come prima cosa però dovevamo reperire una foto , ma ormai i nostri amici sono pronti a tutto e subito c’è arrivata la foto che avevamo chiesto!
Ringraziamo quindi  a @alecs1812nikonfm2 per la foto 💯
 Dopo aver ricevuto parecchi commenti sul post, abbiamo deciso di  raccoglierli e pubblicarli . Eccoli qui:
Arduili Sefapoddighe
Arzachena Caddu di Frati
Bosa mama ‘e frittu
Benetutti Muzzainari
Bitti Mamagraida
Bonorva Mamma e frittu
Bortigali Segamanoso
Cabras Sega sega idusu
Carloforte Mùnega
Collinas Segasega idusu
Cuglieri Segamanos
Cuglieri Segamanos
Dolianova Sa mantenica
Dorgali Garriadorza
Escalaplano Cuaddu endiu
Escalaplano Su cuaddu Endiu
Esterzili Cuadu de Santa Maria
Gallura caddhu di frati
Goceano Sa becca
Guasila Trexenta (Guasila)
Ittiri  su caddu e Sant’Antoni
Jane Sindicui
Jerzu Cuaddu e ingia
Laconi sennoricchèddha segapòddhiasa
Lodè Secabrancasa
Lula Sa mamagràida
Magomadas Priorissa
Meana Sardo Sa mamma e deusu
Nulvi Su Cadu e Pajre
Nuoro Cabaddu de Santu Jubanne
Nurachi segasegadidus
Oliena Garrigadòglia
Oniferi Su Sindigu
Orani Cavaddu de dimoniu
Orgosolo Hovaddu Brusore
Orotelli Su sindacu
Orrioli Cuaddu de Para
Paulitano Segamannu
san giovanni suergiu, basso sulcis Sa segadirusu
Sant’Antioco Signorina de pampinu
Santadi Signorina “segadirusu”
Sassari Caddarina pizzinna trappera
Sassari Caddarina
Sennori Muzza Manu
Serramanna Sennorica
Siniscola Secca manos
Sinnai Sa Sennoredda
Sulcis Signorina sega dirusu
Torralba Sa Signorina
Tresnuraghes Sa prioressa
Tuili su cuaddeddhu
Trexenta Segaidusu
Uta Sinniorina segaidusu
Vallermosa Sa regina
Villacidro segaidus
Villasalto Sa sanna mattini
Villasor Sinniorina
Zerfaliu Sega idusu
Ussana Sa Sennoredda
Ecco
Tu quanti di questi nomi conoscevi?
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Senza categoria, viaggi e avventure

Come Londra ha Hyde Park e New York ha Central Park, Nuoro ha il Monte Ortobene. La storia del Redentore

L’ultima volta che siamo stati a Nuoro è stato per la manifestazione “Mastros ” in Barbagia. Dopo aver visitato le tante corti, camminando, abbiamo guardato verso il Monte e abbiamo detto:

Perché non andare a vedere il Redentore?

Continua a leggere “Come Londra ha Hyde Park e New York ha Central Park, Nuoro ha il Monte Ortobene. La storia del Redentore”

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Su fogu de Sant’Antoni. I paesi da non perdere e le loro particolarità

Tutti i paesi si stanno preparando per la festa di Sant’Antonio.

Sos Focos, Su Fogarone, Su Romasinu, Su Foghidoni, Su Focu, su Pispiru ecco alcuni dei nomi attribuiti al fuoco, questo acceso appena cala il tramonto e dopo la benedizione del parroco assume la funzione di “fuoco purificatore”.

Ma tutti i paesi lo festeggieranno nella stesso modo?

No,  ogni paese ha una sua tradizione e il suo modo di viverla in modo del tutto diverso. Tutti conoscono di sicuro Mamoiada e la sua tradizione a riguardo, ma ci sono tantissimi altri paesi che meritano di essere conosciuti per questa festa: Dorgali, Orgosolo,Lodè( uno dei più affascinanti secondo il nostro parere),Fonni,Senorbì,Oristano.. Continua a leggere “Su fogu de Sant’Antoni. I paesi da non perdere e le loro particolarità”

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LA LAVORAZIONE DELLA LANA: Sa Burra Puddichittada

Una delle caratteristiche di Orune è senza dubbio la produzione del tappeto in lana chiamato “Sa Burra Puddichittada”

Per #Autunnoinbarbagia siamo entrati in una piccola casa dove una ragazza ci ha spiegato e in seguito fatto vedere alcune parti della lavorazione di questo tappeto.  La produzione tessile in Sardegna è da sempre legata alla pastorizia. Da ricordare che  i manufatti prodotti erano infatti oggetto di commercio per incrementare gli introiti familiari. La principale materia prima impiegata nella tessitura in Sardegna,come ci ricorda la ragazza,è la lana ovina.Questa lavorazione risultava lunga e complessa, adesso infatti la lana da cucito si può semplicemente acquistare, ma prima le donne che volevano tessere dovevano come prima cosa togliere le impurità,lavare la lana e  in seguito si effettuava la cernita in quanto non tutta la lana era utilizzabile. La lana più pura veniva riservata per l’orbace e l’ordito di particolari coperte, gli scarti erano destinati  al filato utilizzato come trama nei tessuti di altri manufatti. Una particolarità è che:

“Il periodo giusto per il lavaggio della lana era l’estate e  mai durante la luna piena, ma soltanto luna crescente o calante; non deve soffiare il vento di levante ma il libeccio”

Successivamente ci ha spiegato che nel caso soffiasse il vento di levante la lana sarebbe stata rovinata dalle tarme.Orune si distingue dagli altri paesi per il suo tappeto tipico, chiamato:“Sa Burra Puddichittada”.

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Tappeto tipico di Orune

Esso viene chiamato in questo modo per uno dei motivi all’interno della trama:quello” romboidale”  richiede un complesso gioco di mani nella lavorazione.In questo tappeto sono presenti diversi motivi geometrici e naturalistici: figure floreali, romboidali,intrecci..

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Telaio utilizzato per produrre il tappeto.

Per produrre questo tappeto viene utilizzato il telaio di tipo verticale e vengono  utilizzati dei pesanti pettini che accompagneranno i gesti della lavorazione.Pochissime artigiane continuano a produrre questi preziosi manufatti. Per produrlo occorrono circa 10 giorni ma il risultato è unico nel suo genere.

 

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Il culto nuragico delle acque: Su Tempiesu.

 

 

130 metri di dislivello, 800 metri per scendere e 800 metri per risalire.

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Sentiero per arrivare alla fonte

Ecco la nostra passeggiata per andare a visitare la Fontana Nuragica di Su Tempiesu.

Ma la guida ci ha assicurato:

“Non vi pentirete della camminata”

La fonte è unica, di epoca nuragica, 1100-800 A.C, proprio in questo periodo si suppone sia stata abbandonata per una frana che l’ha completamente ricoperta.

Soltanto nel 1953 è stata riportata alla luce. All’interno del  museo abbiamo visto tante foto che immortalano gli scavi dell’ archeologo Davoli .Fresco di laurea, è stato avvisato dai pastori del ritrovamento di pezzi di bronzo in un terreno.

Proprio sopra la fonte nuragica infatti vi era un orto che però non cresceva come gli altri perchè l’ acqua drenava in profondità e quindi questi pastori intuendo ci fosse qualcosa sotto si sono messi a scavare,secondo loro alla fine avevano trovato:

“Solo pezzi in bronzo”

ma il tesoro c’ era eccome!

Mostrandolo a Davoli, lui decise subito di chiamare Lilliu.

Le foto presenti all’ interno del museo sono molto importanti perchè mostrano il particolare degli archi: infatti all’ interno della fonte sono presenti due archi perfetti, alcuni arrivando al sito pensano che quegli archi siano stati costruiti in epoca romana.In realtà i romani, come ci ha detto l’archeologa, qui non ci hanno mai messo piede, per l’ esattezza arriveranno quasi 600 anni dopo!

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I due archi di epoca nuragica

Quello che colpisce è la copertura, si pensa che anche Santa Vittoria di Serra avesse una copertura, ma non è rimasto niente.Questa fonte è unica per gli archi, per la copertura e anche perché l’ acqua è sempre attiva.Da ricordare che è stato ritrovato il concio, questo blocco aveva dei fori con all’interno dei resti delle spade in bronzo:

“Immaginatevi la fonte con le spade in bronzo il giorno del solstizio d’estate, sembravano d’oro”

Il giorno del solstizio il sole che scende dal Montalbo illumina la parte centrale della fonte.Man mano che il sole si alza il sole arriva all’interno della fonte, l’ acqua diventa dorata, di color verde acqua,come ci dice l’archeologa.

L’acqua scende nel pozzo esterno, scoperto successivamente, con all’interno le offerte votive, più di 190 reperti.La fonte è composta da due materiali: Basalto e Trachite Rosa, un bicromatismo probabilmente estetico.IMG_20171217_104721.jpg

Vicino alla fonte, svetta sopra una collina il nuraghe Santa Lulla, chiamato successivamente così perchè è stata edificata una chiesetta dedicata a Santa Ulalia, costruita con le pietre del nuraghe.Attorno ad esso anticamente vi era di sicuro un villaggio.

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Riproduzione villaggio

 

Questo posto è sconosciuto ai più, sebbene sia l’unica fonte scoperta in Sardegna di questo tipo e quindi un patrimonio sardo importante!

Condividila nei tuoi social per farla scoprire e vi invitiamo a visitarla perchè merita davvero!

– SosBattorMoros-

 

 

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Le 10 fontane della virtù, Sant’Efisio,Papa Gregorio Magno e Ospitone. Quale legame li unirà?

Dopo esserci stupiti per la complessività di realizzazione dell’abito di Fonni ( vi lasciamo il link per chi se lo fosse perso)

https://sosbattormoros.com/2017/12/12/quattro-anni-e-mezzo-per-crearlo-ma-per-noi-e-come-un-figlio/

siamo andati a visitare la Basilica di Fonni, essa è divisa in due parti: La Basilica e il Santuario.

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Foto della Basilica all’esterno.

Come prima cosa abbiamo deciso di visitare il Santuario, nel vestibolo vi era una scritta che ci ha incuriosito:

“Si quis sitit, veniat ad me et bibat”.

Abbiamo quindi deciso di  chiedere alla nostra accompagnatrice cosa significasse e il perchè quella scritta fosse stata posizionata proprio prima dell’entrata al Santuario.

La frase che in italiano significa ” chi ha sete venga da me e beva” è una frase tratta dalle Sacre scritture e la sete è il punto cardine di questa visita alla Basilica!

Prima di iniziare la visita abbiamo sostato sul vestibolo,una sorta di filtro tra interno ed esterno dove vi erano delle nicchie, precisamente dieci e solo dopo abbiamo appreso che  quelle nicchie erano dei travasi.

All’interno della cripta infatti vi è una sorgente e un sistema di canalizzazione sotterraneo che  permette di far arrivare l’ acqua nelle dieci nicchie che rappresentano le 10 virtù della Madonna.

Fino a poco tempo fa le persone venivano alla Basilica per scegliere da quale fontana bere tra le dieci.

Ecco il perchè dell’iscrizione prima del Sacrario.

Una curiosità: la chiusura delle nicchie è stata dovuta dall’umidità che metteva in repentaglio i dipinti.

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Parte del Santuario

Per questo i pozzi sono stati chiusi e le acque deviate  scorrono nella fontana che si trovano alla sinistra del Santuario.

Il Santuario della Madonna e quindi il complesso è stato realizzato in due tempi: il primo impianto è del 1610 ed è dedicato alla Santissima Trinità insieme al convento Francescano, nel 1702 Padre Pacifico Guiso Pirella  decise di realizzare una navata dedicata alla Madonna de Martiri.

Il Santuario sotterraneo è situato sotto l’ altare della Chiesa ed entrambi sono del 1702.

In questo spazio troviamo due ambienti: uno dedicato a Sant’Efisio e l’ altro a Papa Gregorio Magno.

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Altare di Sant’Efisio( al posto del Santo è stato posizionato una statua del Cristo crocifisso)

Le decorazioni in stile barocco sono state realizzate da due artisti itineranti, e ci hanno impiegato oltre 60 anni per dipingere l’ intera aerea.

Sant’Efisio in origine non era cristiano, decise di arruolarsi nelle truppe dell’ esercito romano che venivano dislocate di volta in volta in posti diversi dell’ Impero.

Una volta Sant’ Efisio fu mandato proprio in Sardegna come soldato per sedare le rivolte barbaricine,  tutto ciò è ripreso dai dipinti posti nei medaglioni.

Dopo la conversione di Sant’Efisio, nel 303 A.C  che Diocleziano decide di portare avanti la persecuzione di tutti i credenti cristiani e per questo verrà ricordata come la più grande persecuzione cristiana.

A Efisio verrà chiesto più volte di rinunciare alla propria religione ma al suo ennesimo rifiuto riceve il martirio e quindi la morte per decapitazione a Nora( l’ attuale Pula).

Proprio qui ancora oggi si trova la Chiesa che è stata edificata proprio nel luogo del martirio del Santo.

Il legame che Padre Pacifico Guiso Pirella ha voluto rappresentare tra la Madonna e Sant’Efisio è rappresentato nella parte centrale del Santuario dove Efisio è rappresentato ai piedi della Madonna, mentre lei gli affida il vangelo come a significare ” Ti affido l’evangelizzazione dei popoli dell’interno”.

Da ricordare che altri Martiri vengono ricordati all’interno del Santuario,Sant’Antioco, San Simplicio,San Lussorio..  una particolarità è che indossano l’abbigliamento di tipo spagnoleggiante del 1700 perché difatti sono stati realizzati proprio in questo momento storico.

Dall’altra parte del Santuario troviamo Papa Gregorio Magno,una figura importante per la cristianizzazione della Barbagia è proprio  dalle sue lettere che scopriamo la situazione in Barbagia e qui facciamo un salto di 300 anni!

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Altare dedicato a S.Gregorio Magno

Gregorio Magno è stato papa dal 590 al 604 A.C , in diverse lettere ricorda a Ospitone ( il capo dei Barbaricini in quel periodo)  il fatto che il suo popolo è ancora dedito

” AL culto di legni e  pietre”

e quindi essendo ancora pagani prega Ospitone di poter inviare un vescovo incaricato alla cristianizzazione dell’interno.

I rapporti tra Barbagia e il resto dell’ Isola non erano pacifici ma grazie proprio a Papa Gregorio verrà stipulato un rapporto di pace e  nel medaglione centrale vengono raffigurati  proprio Ospitone e Zabarda, il capo dei Bizantini in Sardegna,  al cospetto del Papa dove si abbracciano.

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L’abbraccio tra Zabarda e Ospitone

Ai due lati si trovano due Martiri locali che hanno ricevuto il martirio dai barbaricini stessi che non accettavano la loro cristianizzazione.

Dopo questa bellissima spiegazione siamo saliti in Chiesa e

ci ripromettiamo di scrivervi anche di questa.

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-SosBattorMoros-

 

 

 

 

 

Senza categoria, viaggi e avventure

Quattro anni e mezzo per crearlo, ma per noi è come un figlio

Camminando per Fonni una ragazza ci ferma e ci dice:

“Non perdetevi la spiegazione del costume di Fonni, è qualcosa di unico”.

Sorpresi da questa affermazione, ci siamo catapultati nella Cortes che ci aveva indicato per ascoltare in prima persona dalle donne del paese come si crea questo abito.

Inizialmente si procede creando delle sezioni da 22 centimentri, queste vengono dimezzate e imbastite.

Una volta imbastite vengono ulteriormente dimezzate e ancora dimezzate per creare la plissettatura necessaria a formare delle pieghine da un centimetro.

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Imbastitura dell’abito

Una volta ottenute queste pieghine, verranno fissate a una tavoletta di legno tramite dei fili che fungeranno da tiranti, tirandoli infatti si ottiene solo un piccolo pezzo di veste che verrà messo in acqua bollente per fissare le pieghe.

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Tavoletta di legno all’ interno della quale vengono attaccati i fili 

Dopo mezz’ora verrà tolta e messa ad asciugare in mezzo a dei teli per evitare che si ammuffisca e vi saranno collocati sopra dei dei pezzi di granito per permettere che l’imbastitura si fissi.

“Tutti i giorni dovremmo togliere i pesi, cambiare il telo e girarlo per cinque-sei mesi”.

Una volta fatto il primo passaggio, si farà la parte della vita chiamata su Imbustigheddu, verrà fatta una cucitura a mano, essa è talmente fine che le pieghettine saranno la metà delle pieghe della gonna.

“Se nella gonna ci sono 330 pieghe in questa parte sono più di 600”.

Questa parte deve essere perfetta, le righe della cintura devono essere parallele a quelle della gonna.

Successivamente verranno tolti i fili, per verificare che il processo sia stato effettuato in modo corretto, la gonna viene allora imbastita di nuovo e rimessa a mollo in acqua bollente.

.. e siamo solo al terzo passaggio!!

Alla gonna va attaccato il panno che ha lo stesso procedimento dell’ orbace, ovviamente le pieghine dell’ orbace devono corrispondere alle pieghine del panno:

“Tutto fatto a mano, senza macchina da cucire! Il margine d’ errore non deve superare il millimetro.”

Con delle sezioni piccole si può subito correggere l’ errore.

Successivamente verrà messa una tavoletta dura, messi i tiranti, messo tutto a mollo e messi i pesi finché non esce perfetta.

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Inserzione della seta

“Facendo tutti i procedimenti giusti e lasciandolo riposare l’ abito di Fonni è pronto in 4 anni, solo così è perfetto per uscire in processione”.

L’abito di Fonni costa circa 13000, ovviamente dipende se vi è la presenza dei ricami d’ oro, se loro dovessero contare le ore per produrlo costerebbe di sicuro di più!

Per questo motivo sono le stesse ragazze che si fanno l’ abito, loro lo fanno con piacere:

” Sono come nostri figli”.

Non tutte le famiglie prima potevano permettersi il ricamo,allora gli abiti avevano sa vetta pinta,  una parte dipinta a mano.

Dopo che si è attaccato il panno rosso, si rimetteranno tutti i fili all’ interno di un pezzo di legno più grande, a un centimetro di distanza sia il panno che il rosso.

Una volta dopo aver messo tutte le 330 pieghettine, si bagnerà prima da una parte dopo dall’ altra avendo cura di non macchiare le parti, sempre in acqua bollente, asciugandolo per quattro cinque mesi.

Successivamente si taglieranno i fili, stavolta in orizzontale.

La vita avrà sempre delle pieghettine più fini, e questo dovrà diventare sempre più rigido perché dovrà segnare la vita.

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Cucitura dell’inserto in seta 

 

Quando l’ abito è finito, nel momento in cui sanno che dovranno sfilare, si dovranno togliere i fili.

Se l’abito è stato confezionato bene, entra perfettamente all’interno della cassetta di legno realizzata appositamente per la sua custodia.

Questa è la vera prova del nove!

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La prova del nove: se non entra perfettamente all’ interno bisogna disfare tutto!

Una curiosità: il vestito da vedova, il costume da lutto è di colore viola o blu e anche bordeaux ma la gonna rimaneva uguale.

Anche perché tingere la gonna significava togliere tutte le parti e a una a una tingerla ecco perché la gonna rimaneva rossa!

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Un dettaglio dell’ abito di Fonni

 

Questa lavorazione è un’ eccellenza sarda e non va solamente preservata ma conosciuta per poter essere apprezzata da tutti!

 

 

Per questo motivo vi invitiamo a condividere questo articolo nelle vostre pagine Facebook e farci sapere cosa ne pensate commentandolo o cercandoci privatamente!

 

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Quanti nomi possono avere le lumache in Sardegna?

Ormai è diventato un vero e proprio kult nella pagine di Sosbattormoros interagire con i nostri follower e scoprire i nomi degli animali.
Il nostro amico Andres Ortega ci ha scritto:
Provate a chiedere come si chiamano le lumache, vedrete quanti nomi vi diranno!
 Come prima cosa però dovevamo reperire una foto delle lumache, ma ormai i nostri amici sono pronti a tutto e subito c’è arrivata la foto che avevamo chiesto!
Ringraziamo quindi Mirko Melis per la foto!!!!
Con tutti questi nomi si può capire che i sardi hanno una vera passione per le lumache,
 queste infatti costituiscono uno dei piatti preferiti dai Sassaresi.
Ci sono tantissime ricette per le lumache.
In Sardegna si preparano al sugo piccante di pomodoro (sopratutto i sitzigorrus), arrosto (le monzette) nella padella bucata usata per cuocere le castagne, oppure in tegame con olio d’oliva, pangrattato aglio e prezzemolo.
I nomi delle lumache variano al variare dei territori e dei gruppi linguistici (logudorese, campidanese, gallurese…).
Dopo aver ricevuto parecchi commenti sul post, abbiamo deciso di  raccoglierli e pubblicarli .
Eccoli qui:
Arbus Sitzigorrus boveris
Belvì Sulone
Bolotana Coccoides
Buddusò Coccoi
Cabras Gingella
Cagliari Sizzigorrusu
Campidano Sizzigorrus
Casteddu Boveri
Castelsardo Coccoi
Chiaramonti coccoi
Cossoine Coccoide
Cuglieri Coccoide
Dolianova Boveri o Sizzigorru
Dorgali Tabbaccorra
Florinas Gioga
Galtellì Batticorris o Croccas
Ghilarza Pizzicrogu
Ittiri Coccoide
Laconi Zizzigoroso
Marghine Grogos
Narbolia Zinzella
Nulvi Gioga
Nuoro Coccois
Nurachi Pettiazzusu
Olbia Coccoi
Oliena Corrovaccas
Orani Vaccacorroso
Oristano Zinzigorru
Oschiri Coccoi
Ozieri Coccoi
Samugheo Tzinzigorru
San Gavino Monreale Sizigorrusu
Sanluri Sizzigorrus
sant’ Antioco Sisigorru
Sarroch Sizzicorrusu
Sassari Coccoi
Sassari Gioga
Selargius Sitziccorrus
Seneghe Caragollu
Serramanna Babbarrocciasa
Sorso Coccoidu
Sulcis Iglesiente Sizigorrusu
Torpè Uccagorra
Tuili  Braballocciasa
Uras Babarrocciasa
Ussana Sizzigorrus
Villacidro Sizzigorrus
Villasanto Ciccigorrusu
Villasor/Serramanna Boveris o Babbarrocias
Zeddiani Sinziorrusu
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Aspettiamo altri suggerimenti per aumentare questa raccolta,
    -SosBattorMoros-