L’arte nel cuore della Sardegna: Nivola

Dopo aver partecipato alle due giornate di incontro dedicate al “turismo culturale e all’archeologia” organizzate dall’aeroporto di Olbia Costa Smeralda “Sardinia Tourism call to action” ci è stato chiesto se volessimo partecipare anche alla terza giornata dell’evento generalmente dedicata alla stampa. 

Naturalmente non potevamo farci sfuggire questa occasione!

E ci siamo preparati ad essere guidati verso un tour di Orani che, tra le altre tappe, prevedeva una visita al Famoso Museo Nivola.

La struttura architettonica che ospita il museo Nivola ha attirato la nostra  attenzione.  Davanti a  noi alcuni vecchi del paese si dirigono verso il museo con in mano dei bidoni dell’acqua. Il museo nasce infatti su progetto di Peter Chermayeff e Umberto Floris che decisero di ristrutturare un vecchio luogo molto caro a Nivola, il vecchio lavatoio di Orani. Si, i vecchi del paese stanno andando a prendere l’acqua perché il museo contiene al suo interno la fontana della sorgente Su Càntaru, nella quale tutt’oggi gli abitanti di Orani vanno a prendere l’acqua. Che spettacolo!

Ma chi è Costantino Nivola?

Tutti lo conoscono come un artista e scultore sardo nato ad Orani nel 1911. Ma con molto candore vi riveliamo che in realtà, se non ci si reca in visita al museo è raro che si sappia molto di lui.  Ma è la sua stessa vita ad essere un’opera d’arte:  quinto di dieci figli grazie a una borsa di studio ottenuta dal Consiglio dell’Economia Corporativa di Nuoro, si iscrive all’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Monza allora detto “ISIA”.  Si, avete capito bene, grazie alle sue abilità riesce a trasferirsi dalla Sardegna a Monza e già questo aneddoto ci racconta molto di lui. Ma la lontananza dalla sua terra rappresenterà per lui sempre un’immane sofferenza. E’ il periodo fascista e, per essersi rifiutato di fare il saluto romano per poco non rischia di essere espulso dall’ISIA.  All’istituto di Industrie Artistiche conosce una giovane ebrea tedesca, Ruth Guggenheim, che diventerà sua moglie. Per proteggere sua moglie dalle leggi razziali parte per Parigi, ma una volta tornato in Italia scopre di essere a sua volta ricercato e scappa per gli Stati Uniti.  Si trasferisce a Springs ed è qui che mentre gioca con i suoi figli in spiaggia scopre una delle sue tecniche più famose,  “il sand casting”. Si era infatti accorto che una volta inumidita, la sabbia, poteva essere decorata a formare dei bassorilievi che potevano essere utilizzati come base per la colatura di gessi e altri materiali. Dopo diverse prove, l’artista si rese conto che la sabbia del mare non garantiva risultati duraturi, le sue opere esposte nei musei andavano infatti sgretolandosi, pertanto decise di lavare la sabbia per privarla della sua frazione salina. Questo scrupoloso procedimento permise alle opere di Nivola di essere più resistenti.

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In Italia è assunto come grafico all’Ufficio Sviluppo e Pubblicità di Olivetti a Milano del quale nel 1937 diventa direttore artistico della sezione grafica. Celebre è il pannello in gesso realizzato con la tecnica del sand casting, per lo showroom Olivetti di New York, Nivola diventa così famoso a livello internazionale. Ma se andate in visita al museo Nivola vi renderete conto dell’estrema versatilità di questo artista, ha realizzato infatti opere e progetti di ogni tipo, utilizzando diverse tipologie di materiali, dai più antichi ai più moderni, abbracciando stili diversi. Anche se non eravamo a conoscenza dell’estrema versatilità di Nivola, l’opera che ci ha colpito di più è la famosa “Madre” una scultura in marmo bianco di Carrara che raffigura una donna stilizzata con le braccia aperte e il ventre sporgente.

“Ma come mai Nivola usava rappresentare le figure femminili in questo modo?”

chiediamo alla guida del museo. Nivola aveva sofferto la fame, le sue figure femminili sono lavorate sul marmo finemente per rappresentare lo spessore fino del pane mentre i movimenti delle donne sono spesso arrotondati e accoglienti a far riferimento alla forma del forno dentro il quale il pane veniva cotto. Insomma per lui rappresentare le figure femminili in questo modo era quasi una forma di buon auspicio, faceva così riferimento alla prosperità e all’abbondanza.

Accanto alla madre ci sorprende “la vedova” una statua marmorea apparentemente insignificante. “Guardate bene, ci dice la guida, se osservate la statua di lato noterete che il ventre è stanco, rilassato, tipico di una signora anziana. E poi, mettete la mano dietro la parte superiore della statua, noterete quanto il marmo sia stato lavorato finemente, tanto da far apparire la vostra mano in trasparenza a chi guarda la statua da davanti”. Probabilmente con questo dettaglio Costantino Nivola voleva far riferimento alla fragilità della vita umana pronta a spegnersi una volta diventata adulta.

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Si intuisce allora l’estrema differenza utilizzata dall’artista nel rappresentare le figure femminili da quelle maschili. Queste infatti vengono rappresentate secondo la tecnica cubista, risultando rigidamente bloccate in forme semplici e lineari.

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Per maggiori info visitare il sito: http://www.museonivola.it

 

 

 

#Sardiniatourismcall2action

 

 

 

 

 

 

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