Il filo che unisce Mamoiada,Ottana,Orotelli e Ovodda

 

Quale sarà il filo conduttore che unisce Mamoiada, Ottana e Orotelli e Ovodda?

 

Ovviamente le Maschere

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Foto di Chiara Dessi

https://www.facebook.com/chiaraphdessi/?pnref=lhc

Le maschere appartengono a un rituale legato all’oralità.

Sono arrivate a noi tramite i  racconti dei più anziani del paese, di generazione in generazione.

Queste apparentemente diverse hanno elementi che le accomunano:

Intanto un rapporto molto forte con la terra, tutte raccontano la ciclicità, la morte e la vita.

Un concetto di morte e di rinascita che sta alla base di tutte le maschere non solo sarde ma di tutto il Mediterraneo.

Mamoiada

Possiamo solo ipotizzare che queste  rappresentino un rito di morte e di rinascita. Sfilano tra febbraio e  marzo, un periodo legato all’ agricoltura, al cambio della stagione e al Carnevale.

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Le Maschere di Chiara Dessi

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In maniera molto simbolica potrebbero proprio rappresentare questo i Mamuthones:  una maschera molto scura, tragica, invernale, vecchia.

A loro si alterna una maschera più chiara, giovane e colorata : quella deigli Issohadores.

Da notare che i Mamuthones, come abbiamo scritto nel precedente articolo, sfilano in 2 file separate e sono 12 come dodici sono i mesi dell’ anno.

Le maschere indossano sempre qualcosa di femminile e non solo a Mamoiada.

Uno scialle o un fazzoletto, quasi a ricordare una società matriarcale molto forte che è da sempre presente in Sardegna. I Mamuthones rappresentano la simbiosi tra l’uomo e la bestia, sembra quasi che il pastore voglia fare quello che i suoi animali fanno tutto l’ anno. Lo può fare adesso perché è proprio in questo periodo che la terra si rovescia, si rovesciano le nostre parti, i nostri ruoli.

 

 

Ovodda.

 

L’ unico carnevale in Sardegna che si celebra proprio il giorno del Mercoledì delle Ceneri ed è quello di Ovodda.

Il Carnevale si celebra in quel giorno perché le maschere sono state cristianizzate, la chiesa infatti, non riuscendo a eliminarle,  le ha volute integrare.

Il carnevale a Ovodda si festeggia il Mercoledì delle Ceneri, “Mehuris de Lessia”.

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Le maschere di Chiara Dessi

https://www.facebook.com/chiaraphdessi/?pnref=lhc

Il personaggio principale è Don Conte, fantoccio antropomorfo maschile, talvolta ermafrodito.

Il volto, lche può cambiare di anno in anno, viene realizzato con scorze di sughero o cartapesta, baffi posticci ed altri simili elementi. Viene portato in giro per il paese su un carretto trainato da un asino e addobbato con ortaggi, pelli d’animali e altri oggetti stravaganti.

 

Ottana

 

A Ottana ci sono due figure ben diverse:

 

 

Boes e i merdules.

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Le Maschere di Chiara Dessi  https://www.facebook.com/chiaraphdessi/?pnref=lhc

Qua è più facile capire cosa succede: una figura è antropomorfa e l’ altra è zoomomorfa cioè animale.

La figura de Su Merdule lo dice la parola stessa “Su mere de Sule”, ricorda Su Mere cioè il pastore e su Sule che rappresenta l’animale. In questo contesto a Ottana il pastore porta l’ animale a morire, è un sacrificio non facile perché il padrone e l’ animale hanno un rapporto quasi morboso ma necessario perché questa morte porta alla vita: carne per mangiare, pelli. L’ animale non è contento di morire quindi si assiste a una vera e propria battaglia, cerca di sopravvivere ma alla fine muore, si accascia. Tempo un minuto e si rialza e ricomincia come se niente fosse perché la vita è ciclica e dopo la morte si presuppone che si abbia un seguito. Insieme a su Boe ci sono altre figure zoomorfe: cervi e altre maschere zoomorfe cinghiali e maiali.

E Sa Filonzana?

La Filonzana  era sempre interpretata da un uomo, una donna anziana, gobba e sinistra che sta filando. Il filo di lana è un filo conduttore, è presente in tutte le maschere e rappresenta la nostra vita, lei minaccia le persone durante il rito.

Minaccia chi non fa quello che vuole lei, pronta a tagliare il filo con una forbice come facevano le parche. Nell’ antichità le parche erano tre: una filava, la seconda decideva la lunghezza del filo e l’ ultima tagliava.

 

Orotelli

A Orotelli le maschere si chiamano Thurpos, nella nostra lingua significa “cieco che non vede”.

Queste maschere sono diverse rispetto alle altre, non indossano una vera e propria pelle di pecora ma utilizzano l’ orbace, “su Gabbanu” una lana cotta usatissima in campagna perché calda e  impermeabile.

chiara dessi
Le Maschere di  Chiara Dessi https://www.facebook.com/chiaraphdessi/?pnref=lhc

Non hanno una maschera facciale ma hanno il viso tinto dal sughero bruciato, anche questo è un modo per mascherarsi, per perdere l’ identità, loro non sono più contadini ma sono buoi aggiogati e arano la terra. Molti sono legati dal giogo, altri stanno facendo finta di seminare o di fare un solco, insieme riescono a rappresentare la vita agraria che è alla base di tutti i riti.

 

Ringraziamo Chiara Dessi per queste fantastiche foto che ci ha inviato delle Maschere!

Seguitela su Fb e Instagram

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-SosBattorMoros-

 

 

2 pensieri su “Il filo che unisce Mamoiada,Ottana,Orotelli e Ovodda

    1. Ciao raffaele! Ti ringraziamo, di sicuro abbiamo capito male la spiegazione dell’eccezionale ragazza del Museo delle Maschere, Mamoiada ci è piaciuta davvero troppo e non mancheremo di sicuro di guardare il tuo link per correggere la frase! Grazie per il tuo commento 😊💯

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