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Quante cascate ci sono in Sardegna?

Quante cascate ci sono in Sardegna?

 

 

Sono tante le cascate che sono presenti in Sardegna e con questo post abbiamo cercato di racchiuderle tutte in una sola pagina, ci saremo riusciti?

Le cascate della Sardegna sono spettacoli che possono essere immortalati tra l’autunno inoltrato all’inizio della primavera. Alcune cascate della Sardegna sono facilmente raggiungibili, altre richiedono lunghe camminate per poter essere ammirate e possono rappresentare mete principali per le escursioni.

 

 

  • Cascata Sadali a Sadali
  • Cascata Sa Stiddiosa a Godoni
  • Su Stampu ‘e su Turrunu Sadali
  • Cascata di Capo Nieddu Santa Caterina di Pittinuri
  • Is Corropus – WaterfallGergei
  • Cascata di Triulintas Martis
  • La Punta FallsSan Teodoro
  • Cascata di Muru MannuVillacidro
  • Cascate di LequarciUlassai
  • Cascata di Mularza NoaBolotana
  • Pilchina di li CaaddaggiSedini
  • Piscina Di Monte FerruGairo
  • Cascata di Funtana Is Arinus (Nurallao)
  • Cascata del Rio Arrusarbus (Gonnosfanadiga)
  • Cascata di Su Fossu Malu (Alà dei Sardi)
  • Le cascate di Luesu, nel territorio ogliastrino di Perdasdefogu
  • Cascate sul Temo a Padria, s’Istrampu ‘e su Segnore a Villanova Monteleone
  •  Cascata Pitzirimasa a Tonara e cascata Rio ‘e Forru ad Arzana.
  • Cascate del Rio Linas (Gonnosfanadiga)
  • Cascata di San Pietro Paradiso (Maracalagonis)
  • Cascata di Ortachis (Bolotana)
  • Cascata di Su Spistiddatroxiu (Siliqua)
  • Cascate di Sos Molinos (Santu Lussurgiu)
  • Cascata Sas Lapias (Bitti)
  • Cascata Palibasciu (Alà dei Sardi)
  •  Cascata S’ Illiorai (Mamone)
  • Cascate di San Valentino (Sadali)
  • Cascata di Piscina Irgas (Villacidro)
  • Cascata di Muru Mannu (Gonnosfanadiga)
  • Cascata Maggiore (Laconi)
  • Cascata Sos Golleos, Lodè
  • Cascate de Su Fossu de Su Para (Villaputzu)
  • Cascata di Bia Josso, in territorio di Santulussurgiu
  • Cascate Sa Costedda sempre Villaputzu
  • Cascata Su Pisciale (Berchidda)

 

Se ci siamo dimenticati qualche Cascata, aspettiamo un vostro commento ❤

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Storie di Sardegna: Friorosa e il miracolo della fonte di Isili

Ci sono tante storie sarde che non sono valorizzate, per questo motivo abbiamo deciso di pubblicarne qualcuna.

Ecco la storia di Friorosa e il miracolo della fonte di Isili.

Si narra che molto tempo fa a Isili vivesse un pastore di Isili avesse tre figlie, due delle quali godevano di una salute di ferro ed erano molto belle.La più piccola era sempre ammalata per questo motivo la chiamavano Friorosa, ( in sardo infreddolita).

Ogni cosa che faceva era faticosa e lei ne risentiva molto perché sapeva bene che una mano in più avrebbe aiutato la famiglia. Con il pastore e le tre ragazze viveva anche un loro giovane parente, di bell’aspetto e dal carattere gioviale. Le figlie maggiori lo circondavano di tante attenzioni e per questo motivo anche Friorosa decise un giorno di non essere da meno: cercò di lavargli una camicia ma, una volta toccata l’acqua gelata del pozzo, le mani le divennero livide e non riuscì a muovere le dita per ore e ore.

Un altro giorno Friorosa provò ad accarezzare il viso del giovane ma questi provò un forte brivido di freddo e lei scappò via imbarazzata e addolorata

Un bel giorno d’estate Friorosa decise di andare con la propria famiglia  in gita vicino alla chiesetta di San Sebastiano, dove c’era una fonte d’acqua. Partirono in grande allegria ma dopo ore di cammino , non riuscirono a trovare la fonte, e neppure la chiesetta campestre.

Friorosa ad un certo punto non riuscì più a camminare e  disse loro: “Andate a cercare un ruscello al quale attingere l’acqua. Io vi aspetterò qui: sono esausta”. I familiari andarono in cerca di acqua e lei nel mentre si  sedette accanto a un grande masso di granito e, dispiaciuta per ciò che stava accadendo, pregò Dio di tramutarla in una fonte d’acqua: “Sono fredda come la neve, rendimi utile almeno stavolta. Signore, fai che possa sciogliermi e tramutarmi in acqua, così potranno dissetarsi”.

Il miracolo si compì e quando i familiari tornarono sfiniti alla roccia, trovarono una fonte che prima non avevano veduto ma, quando cercarono Friorosa, non la trovarono.

Ancora oggi, c’è chi è disposto a giurare che, nelle campagne di Isili, da qualche parte ci sia una fonte di acqua sovrastata da un masso di granito.

 

 

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Bene vadada o male Fatada. Le abitanti delle Domus De Janas: Alcune storie tramandate dai nostri nonni sulle Janas

Ebbene si, le Janas sono ricordate per essere delle piccole creature fantastiche dalla minuscola statura  magiche abitanti nelle tombe prenuragiche scavate nelle rocce. Le Janas sono chiamate in modo diverso a seconda del paese: a Perdas de Fogu mergianas, a Isili margianas, in Barbagia con quello di bírghines e, nel territorio sassarese e tempiese, si chiamano per lo più li faddi.

In Sardegna sono tante le leggende sulle janas e non sempre queste figure mitiche vengono descritte come fate ma bensì come delle streghe o addirittura come delle maghe.

La loro vita secondo molti  trascorrerebbe  in gran parte a filare il lino, a tessere su telai d’oro e a cucire stoffe preziose che trapuntano con fili d’oro e d’argento.
Invece quando è luna piena stendono i panni sui prati ad asciugare.
A Cabras si narra che , quando c’era la luna, scendevano dalle montagne a chiedere il lievito per fare il pane. Era l’unico modo per far lievitare il loro pane perchè si dice che” il lievito che vede la luna, e quello delle janas lo vedeva, non può lievitare”.
La notte scendono nelle case degli uomini, si accostano alle culle e a volte cambiano l’intensità della loro luce, è così che  stabiliscono il destino del bambino, nessuno sa come decidano se un bambino sarà fortunato o meno.

Difatti è per questo motivo che ancora oggi quando si incontra una persona fortunata si dice che e bene vadada, di quella sfortunata, invece, si mormora che è sicuramente mala vadada. Come già accennato sopra non esistono solo le Janas buone ma anche quelle cattive chiamate: mala jana, queste sono cattive con chi le vuole truffare. Paese che vai legenda che trovi.. scopriamone alcune:

 

A Monte Mannai, Una janas ballava felice con gli uomini, ballava su ballu tundu al suono delle launeddas, passava di ballerino in ballerino, sempre più velocemente finchè  non sentì la voce delle sue compagne cantare:

Sos buttones ti chirca. (I bottoni cerca)
Chircadi sos buttones. (Cercati i bottoni)

Tutto si fermò , la janas  si guardo il corpetto e vide che le avevano rubato i preziosi bottoni di filigrana.
Da quel giorno non si videro più fate in quella zona, andarono via offese e amareggiate dall’avidità e dalla malizia degli uomini.

Un’altra storia che avevamo sentito è ambientata a Trexenta.Si narra che proprio nel  Monte Nuxi risiedesse una  Janas dotata di una voce stupenda.

Come ogni Janas  lavorava sempre al suo telaio in oro massiccio, nella sua dimora costruita fra le rocce del monte. Si diceva che la sua voce, nei giorni ventosi, si diffondesse per le strade dei paesi limitrofi e avesse un effetto alquanto particolare, ossia stimolasse l’avidità dei loro abitanti, richiamati dal notevole valore del telaio.

Una notte con l’intendo di rubare quel prezioso tesoro, un gruppo di persone si recò nella casa della fata e, mentre dormiva, calò delle funi per trasportare il telaio. Ma l’impresa fallì. Così, dopo l’ennesimo e vano tentativo, le corde si spezzarono e il telaio cadde nel centro del Monte Nuxi.

Da quel momento, non si è più udito il bellissimo canto della Janas e non si è più avuta notizia di quel telaio tanto ambito. La Janas dal dispiacere si dice che si fosse  trasformata in pietra.
Un’ altra storia racconta di un gruppo di Janas che tessevano  gli scialli e i corpetti con fili d’oro e d’argento. Esse, prima che albeggiasse, si mettevano a cucire, e all’imbrunire andavano a spargere le tele sopra le rocce.

Una sera mentre una di queste Janas andò a spargere gli scialli e i corpetti sulle rocce, vide passare  passò un uomo a cavallo, che vide quelle belle tele e, svelto come un lampo, ne rubò una. Ma la janas, che lo vide prima lo inseguì e si aggrappò alla coda del cavallo, gridando:
–         Ridammi lo scialle, brutto ladro!
Allora l’uomo rispose:
–         Ma che cosa vuoi, zanzarina? Ti dò un colpo che ti schiaccia!
Ma la jana,  per quanto piccola,  riuscì a farlo cadere in un burrone, con tutto il cavallo, tanto lo infastidì torcendogli la coda.

 

Ecco alcune delle storie che abbiamo letto, condividila nei tuoi social e fai scoprire alcune delle nostre fiabe sarde!

 

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Mazzinas, Ocru Malu, Ogru Malu, Is Oghiadoris e Is Pinnadeddus : sono tanti modi e le ”soluzioni” sarde tramandate dai nostri antenati per scacciare il Malocchio.

Sin dai tempi più antichi si riteneva che l’occhio simboleggiasse una sorta di connessione tra l’interiorità e i nostri pensieri più intimi: non a caso si dice che gli occhi sono “lo specchio dell’anima”.

In Sardegna il malocchio assume svariate definizioni :

ocru  malu nel nuorese, ogru malu nel logudorese e ogu malu nel Campidano.

In questo articolo vi sveliamo cosa sappiamo noi sul malocchio.

Is Oghiadoris sono le persone di cui si conosce per certo il loro potere di colpire con il malocchio con più frequenza ed efficacia di qualsiasi altra persona normale, e tale potere si trasmette di genitore in figlio per generazioni. Ma cos’è secondo molti cos’è quello che scatena il Malocchio?
Secondo tutti sarebbe il desiderio, l’ammirazione o l’invidia per l’altra persona.
In Sardegna proprio per prevenire il Malocchio la popolazione ha deciso di trovare soluzioni pratiche..

Vediamone alcune:

Is Pinnadeddus

Is Pinnadeddus sono delle piccole parti  di corallo o giada che venivano raccolti per formare una collana o un bracciale. Venivano e vengono  fatti indossare ai bambini o nascosti tra le fasce dei neonati per preservarli dal malocchio.

Nudus

Un altro tipo di amuleti contro il malocchio sono i Nudus  spesso composti da tre grani di sale, tre semi di asfodelo, valeriana e tanti altri componenti quanto le idee delle persone che dovevano costruirne uno. L’amuleto  infine doveva essere chiuso con del nastro verde in quanto gli veniva  riconosciuto il potere di annullare l’occhio e di portare bene.

L’occhio di Santa Lucia

Chi di voi ha  visto almeno una volta un occhio di Santa Lucia al mare?

Ebbene si anche l’occhio è uno degli amuleti più popolari contro il malocchio. Gli si associa il potere di occhio buono e protettivo capace di bloccare ogni altro occhio malevolo.L’occhio di Santa Lucia può essere indossato sia come gioiello che nascosto tra gli abiti.

 

I cocchi

Il cocco è l’amuleto più conosciuto in Sardegna.  Su Coccu è  una sfera che simboleggia l’occhio buono, che si contrappone a quello cattivo, attirandone lo sguardo. In passato veniva appeso alle culle dei neonati e utilizzato come gioiello sul corsetto delle donne.
Secondo la tradizione protegge chi l’ha ricevuto in dono e si dice che  se gli influssi negativi sono troppo forti, il cocco addirittura si poteva spezzare ma la persona rimaneva illesa.

E  voi che altri amuleti e soluzioni avete contro il malocchio?

 

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Senza categoria, Tradizioni

L’anello di fidanzamento in Sardegna : l’Anello Maninfide

 

Chi di voi conosce questo gioiello?

Noi dobbiamo dire la verità è solo da poco che abbiamo conosciuto questo anello che ha una storia così bella che non potevamo non raccontare e condividere con voi !

In occasione del fidanzamento di una coppia, l’uomo in Sardegna donava alla donna l’Anello Maninfide chiamato in sardo man’e fidi (le mani in fede). Se si guardasse l’anello da vicino si potrebbero notare i particolari di questo gioiello.

 

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D’impatto si possono notare due mani che si stringono che  rappresentano la dextrarum iunctio, ovvero la stretta di mano tra i due sposi al momento del matrimonio.
Questo tipo di anello era molto diffuso già in età romana, si ritrova  nell’oreficeria rinascimentale fiorentina e nell’Europa occidentale a partire dal XVII secolo. Nel passato durante la cerimonia del fidanzamento la futura sposa regalava  un coltello con il manico in corno di muflone e il fidanzato l’anello.
La simbologia dell’anello è molto romantica,la riassumiamo in breve:
Le due mani che si uniscono simboleggiano la promessa di unione tra i futuri sposi.

Da ricordare che la fede si porta nell’anulare della mano sinistra è detto anche “dito d’oro” o “del cuore” perché secondo l’antica credenza popolare, nell’anulare sinistro passa la Vena amoris, vena che arriva direttamente al cuore.

 

 

Fate conoscere la storia di questo anello unico! Condividilo nei tuoi social!

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ANDIAMO A PRENDERE L’ACQUA AL MUSEO NIVOLA :L’arte autentica nel cuore della Sardegna

 

 

Dopo aver partecipato alle due giornate di incontro dedicate al “turismo culturale e all’archeologia” organizzate dall’aeroporto di Olbia Costa Smeralda “Sardinia Tourism call to action” ci è stato chiesto se volessimo partecipare anche alla terza giornata dell’evento generalmente dedicata alla stampa. Naturalmente non potevamo farci sfuggire questa occasione!

E ci siamo preparati ad essere guidati verso un tour di Orani che, tra le altre tappe, prevedeva una visita al Famoso Museo Nivola.

La struttura architettonica che ospita il museo Nivola ha attirato la nostra  attenzione.  Davanti a  noi alcuni vecchi del paese si dirigono verso il museo con in mano dei bidoni dell’acqua. Il museo nasce infatti su progetto di Peter Chermayeff e Umberto Floris che decisero di ristrutturare un vecchio luogo molto caro a Nivola, il vecchio lavatoio di Orani. Si, i vecchi del paese stanno andando a prendere l’acqua perché il museo contiene al suo interno la fontana della sorgente Su Càntaru, nella quale tutt’oggi gli abitanti di Orani vanno a prendere l’acqua. Che spettacolo!

 

Ma chi è Costantino Nivola?

Tutti lo conoscono come un artista e scultore sardo nato ad Orani nel 1911. Ma con molto candore vi riveliamo che in realtà, se non ci si reca in visita al museo è raro che si sappia molto di lui.  Ma è la sua stessa vita ad essere un’opera d’arte:  quinto di dieci figli grazie a una borsa di studio ottenuta dal Consiglio dell’Economia Corporativa di Nuoro, si iscrive all’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Monza allora detto “ISIA”.  Si, avete capito bene, grazie alle sue abilità riesce a trasferirsi dalla Sardegna a Monza e già questo aneddoto ci racconta molto di lui. Ma la lontananza dalla sua terra rappresenterà per lui sempre un’immane sofferenza. E’ il periodo fascista e, per essersi rifiutato di fare il saluto romano per poco non rischia di essere espulso dall’ISIA.  All’istituto di Industrie Artistiche conosce una giovane ebrea tedesca, Ruth Guggenheim, che diventerà sua moglie. Per proteggere sua moglie dalle leggi razziali parte per Parigi, ma una volta tornato in Italia scopre di essere a sua volta ricercato e scappa per gli Stati Uniti.  Si trasferisce a Springs ed è qui che mentre gioca con i suoi figli in spiaggia scopre una delle sue tecniche più famose,  “il sand casting”. Si era infatti accorto che una volta inumidita, la sabbia, poteva essere decorata a formare dei bassorilievi che potevano essere utilizzati come base per la colatura di gessi e altri materiali. Dopo diverse prove, l’artista si rese conto che la sabbia del mare non garantiva risultati duraturi, le sue opere esposte nei musei andavano infatti sgretolandosi, pertanto decise di lavare la sabbia per privarla della sua frazione salina. Questo scrupoloso procedimento permise alle opere di Nivola di essere più resistenti.1.jpg

 

 

 

 

 

 

In Italia è assunto come grafico all’Ufficio Sviluppo e Pubblicità di Olivetti a Milano del quale nel 1937 diventa direttore artistico della sezione grafica. Celebre è il pannello in gesso realizzato con la tecnica del sand casting, per lo showroom Olivetti di New York, Nivola diventa così famoso a livello internazionale. Ma se andate in visita al museo Nivola vi renderete conto dell’estrema versatilità di questo artista, ha realizzato infatti opere e progetti di ogni tipo, utilizzando diverse tipologie di materiali, dai più antichi ai più moderni, abbracciando stili diversi. Anche se non eravamo a conoscenza dell’estrema versatilità di Nivola, l’opera che ci ha colpito di più è la famosa “Madre” una scultura in marmo bianco di Carrara che raffigura una donna stilizzata con le braccia aperte e il ventre sporgente.

“Ma come mai Nivola usava rappresentare le figure femminili in questo modo?” chiediamo alla guida del museo. Nivola aveva sofferto la fame, le sue figure femminili sono lavorate sul marmo finemente per rappresentare lo spessore fino del pane mentre i movimenti delle donne sono spesso arrotondati e accoglienti a far riferimento alla forma del forno dentro il quale il pane veniva cotto. Insomma per lui rappresentare le figure femminili in questo modo era quasi una forma di buon auspicio, faceva così riferimento alla prosperità e all’abbondanza.

Accanto alla madre ci sorprende “la vedova” una statua marmorea apparentemente insignificante. “Guardate bene, ci dice la guida, se osservate la statua di lato noterete che il ventre è stanco, rilassato, tipico di una signora anziana. E poi, mettete la mano dietro la parte superiore della statua, noterete quanto il marmo sia stato lavorato finemente, tanto da far apparire la vostra mano in trasparenza a chi guarda la statua da davanti”. Probabilmente con questo dettaglio Costantino Nivola voleva far riferimento alla fragilità della vita umana pronta a spegnersi una volta diventata adulta.

Si  intuisce allora l’estrema differenza utilizzata dall’artista nel rappresentare le figure femminili da quelle maschili. Queste infatti vengono rappresentate secondo la tecnica cubista, risultando rigidamente bloccate in forme semplici e lineari.Lo stessa struttura architettonica che ospita il museo Nivola merita attenzione. Il museo nasce su progetto di Peter Chermayeff e Umberto Floris che decisero di ristrutturare un vecchio luogo molto caro a Nivola, il vecchio lavatoio di Orani. Situato in posizione panoramica su una collina, contiene al suo interno la fontana della sorgente Su Càntaru, nella quale tutt’oggi i vecchi del paese vanno a prendere l’acqua.

 

 

SiPer maggiori info visitare il sito: http://www.museonivola.it

 

 

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#Sardiniatourismcall2action

 

 

 

 

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TRA LE BRACCIA DI SILANUS

Silanus è un piccolo Comune di 2. 163 abitanti che si trova a  pochi km dai comuni di Olbia, Nuoro, Macomer, Ottana e Bosa.

Questo paese un paio di settimane fa ci ha accolti a braccia aperte e abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo a 360 gradi! Voi lo conoscete?

Silanus è stato riconosciuto “Borgo autentico d’Italia” grazie anche ai numerosi monumenti  e siti archeologici presenti nella zona. Sette sono le chiese presenti nel paese tra le quali non possiamo non menzionarvi le chiese di San Lorenzo e di Santa Sabina, solo la loro bellezza merita una visita al paese.

Recarsi nell’area archeologica di Santa Sabina è stata un’esperienza entusiasmante, su una vasta pianura verdeggiante si ergono infatti imponenti e fieri i due monumenti simbolo del territorio. Il nuraghe Corbos e la chiesa di santa Sabina. Si, avete capito bene, due monumenti, uno di età nuragica (pagano) e l’altro di età  bizantina (cristiano)  situati uno accanto all’altro. Il nuraghe ha un diametro alla base di 12,60 m ed è alto 8,60 m. In origine la sua altezza era superiore ma nonostante tutto la sua parte alta è ancora accessibile. Se si accede al suo interno, alla sinistra si può notare una scalinata irregolare che permette l’accesso alla parte superiore del nuraghe. Il paesaggio da sopra la torre è mozzafiato, si vedono infatti la chiesa di Santa Sabina, la verde pianura e quel che resta delle vecchie cave si calce che sembrano vegliare su tutto il paese. Ci ha stupito notare la precisione con la quale è stato costruito il nuraghe al suo interno, appena si accede ci si trova davanti una specie di androne con le scale a sinistra e una nicchia a destra, se si prosegue in avanti una grande area circolare nasconde tre nicchie la cui funzione è tutt’ora sconosciuta. Naturalmente portare con se delle torce è un obbligo, anche se fuori il sole spaccale pietre all’interno del nuraghe regnano le tenebre.

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A due passi dal complesso nuragico, attraversando la strada e addentrandosi per una piccola stradina sterrata di campagna si trova il bellissimo pozzo sacro Su Cherchizzu. A dire il vero quando siamo arrivati siamo rimasti sorpresi nel notare che il pozzo si trovasse al centro di una pozza d’acqua. Le piogge di qualche giorno lo hanno completamente sommerso, quasi a nasconderlo. Ma sinceramente questo non ha fatto che attirare ancora di più la nostra attenzione , non avevamo mai visto un pozzo sacro sommerso!

Se ci si avvicina alla pozza d’acqua si notano infatti i gradini che consentono l’accesso al pozzo. A Silanus sono presenti anche due tombe dei giganti e lo splendido nuraghe Orolio, tappa obbligatoria, perché è uno dei più intatti in Sardegna.

In giro per il paese sono i murales ad attirare la nostra attenzione, alcuni sono bellissimi e spesso rappresentano i poeti sardi di cui Silanus è ricca. Qui è ancora normale trovare le donne del paese vestire gli abiti tradizionali, sono loro un’altra caratteristica di questo paese. Il loro saluto, mentre percorriamo le vie, sembra quasi una benedizione. A Silanus quasi tutta la popolazione produce vino e olio per utilizzo personale e possiede cavalli, per la strada che dà al pozzo sacro abbiamo, a tal proposito, incontrato Giovanni, il proprietario del cavallo che ha vinto il Palio di Siena l’anno scorso che,  gentilissimo, ci ha permesso di fare le foto con lui.

Che dire, la giornata a Silanus è stata entusiasmante, ricca di sorprese e di bellezza ma come potete intuire non ci siamo fermati qui.. tanto altro abbiamo da dire a suo riguardo.

Per adesso speriamo solo di essere riusciti a trasferirvi almeno un decimo di quella che è stata la nostra esperienza, poi sta a voi la scelta, aspettare il prossimo articolo o correre a visitare Silanus! Vi ricordiamo che il 16 e il 17 Giugno potrete scoprire questo bellissimo paese grazie a primavera nel cuore della Sardegna.

 

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Deus bos mantenzata

 

  • SosBattorMoros –
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L’arte nel cuore della Sardegna: Nivola

Dopo aver partecipato alle due giornate di incontro dedicate al “turismo culturale e all’archeologia” organizzate dall’aeroporto di Olbia Costa Smeralda “Sardinia Tourism call to action” ci è stato chiesto se volessimo partecipare anche alla terza giornata dell’evento generalmente dedicata alla stampa.  Continua a leggere “L’arte nel cuore della Sardegna: Nivola”

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I riti della Settimana Santa

  Sa Chida Santa,  Xida Santa , Chenabura Santa o Chedda Santa tanti nomi per identificare uno degli eventi più suggestivi della Sardegna: La settimana Santa.

Dopo la settimana delle Palme chiamata in varie zone Sas Prammas o Palmas iniziano gli allestimenti dei Sepolcri nelle varie chiese; tra queste la processione dei Misteri, il tradizionale Iscravamentu che culmina nella processione de S’Incontru la mattina di Pasqua.

Continua a leggere “I riti della Settimana Santa”